Zimbabwe Economia

27 Gennaio 2010
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ZimbabweQUADRO MACROECONOMICO
Con i maggiori settori dell’economia operanti ancora molto al di sotto del proprio potenziale, il paese non è stato finora capace di soddisfare le necessità di una popolazione scesa a circa 12 milioni di persone per la cronica emigrazione verso l’estero. A partire dal 1999 l’implementazione del Land Reform Act ha infatti colpito in modo devastante l’agricoltura, primo settore produttivo del Paese.

Il rafforzamento dei controlli sui prezzi, le restrizioni sui cambi, l’incapacità di riportare ordine nelle invasioni delle proprietà terriere, la confisca dei depositi in valuta  hanno poi reso ancora più difficile l’ambiente generale per la conduzione di attività imprenditoriali in Zimbabwe.

La formazione del GNU(Governo di Unità Nazionali) ha poi finalmente consentito di affrontare la difficile crisi economica ed umanitaria, emanando nuovi provvedimenti legislativi volti a sostenere lo sviluppo del paese sia nel breve che nel medio - lungo periodo. L’innovazione di maggiore impatto è stata senz’altro la decisione del Ministro delle Finanze Biti nel marzo 2009 di sospendere la circolazione del dollaro dello Zimbabwe, dando libero corso alle valute estere di pregio.

Di fatto le transazioni avvengono adesso in dollari USA ed in modo residuale in rand ZA. Tale svolta ha assicurato un salutare arresto della lunga spirale inflattiva che aveva polverizzato il potere di acquisto dei salari. 

Inoltre un ambiente economico maggiormente liberalizzato, l’intensificazione dell’articolazione dell’intermediazione finanziaria ed un maggiore accesso a linee di credito straniere, hanno favorito una parziale ripresa dell’attività economica e dei consumi.

Il programma di emergenza per la ripresa di breve periodo, il c.d. “Short Term Economic Recovery Programme” (STERP), varato dal GNU assieme alla nuova legge finanziaria per il 2009 contengono poi una serie di impegni macro-economici strutturali che, se mantenuti e sostenuti da risorse di cooperazione allo sviluppo, potrebbero generare effetti virtuosi per innescare il rilancio della crescita trainato dal settore privato.

Questo processo potrebbe condurre all’intensificazione dell’assistenza tecnica e finanziaria da parte del Fondo Monetario, che attualmente ha concesso un prestito ponte di 510 milioni di dollari per far fronte alle necessità immediate e per attutire gli effetti della crisi finanziaria internazionale a condizione che si giunga ad un accordo complessivo relativo alla restituzione degli arretrati da parte dello Zimbabwe.

Le prospettive di breve periodo per l’economia del paese restano piuttosto incerte, esistono elevati rischi di vulnerabilità dell’impegno politico a sostenere la ripresa appena intrapresa. È soprattutto il settore minerario a trainare questa ripresa, facendo leva sulla produzioni di ferro, oro, platino e granito, punti di forza del paese.

Nel contempo si deve registrare che il settore agricolo continua a rimanere segnato dalla cattiva allocazione delle proprietà agricole causata dalla Land Reform Act, dalla limitata disponibilità di materie prime ed attrezzature e da un ambiente ancora poco attraente per i necessari investimenti esteri. Va anzi segnalato che il fenomeno delle invasioni di proprietà agricole si è di nuovo intensificato nel corso dei primi mesi del 2009.

Il Fondo Monetario stima in ogni caso un tasso di crescita del PIL reale positivo, pari al 3,7% nel 2009 mentre prevede una sua accelerazione al 6% nel 2010.
Lo Zimbabwe soffre di una prolungata crisi nella bilancia dei pagamenti.

L'economia dello Zimbabwe è basata sulla produzione agricola, sulle attività estrattive e sulla produzione di manufatti.
Oltre il 50% della popolazione vive su terre pubbliche, il 17% del territorio è distribuito fra le aziende agricole (commercial farms), mentre il 3% è costituito dalle aree destinate alla re-distribuzione.

I principali investimenti stranieri sono stati effettuati prima del conseguimento dell’indipendenza da parte del paese (1980) e sono soprattutto di matrice britannica e sudafricana.

I principali paesi investitori sono quindi rappresentati dal Sud Africa, dalla Gran Bretagna e più recentemente dall’Australia, paesi che detengono posizioni dominanti nel settore minerario, nella produzione di legname e possiedono altresì vasti interessi nel settore manifatturiero e nell’agricoltura (principalmente tabacco, caffè’, tè e zucchero). 

Tradizionalmente il governo scoraggia gli investimenti diretti all’estero dei propri cittadini, ritenendoli un drenaggio di risorse dal paese.


OPPORTUNITA’ COMMERCIALI PER LE IMPRESE ITALIANE
Data l’attuale situazione politica ed economica, l’ambiente operativo in cui si trovano ad agire le imprese in Zimbabwe risulta ancora incerto e rischioso.
A causa delle distorsioni esistenti nell’economia ed in particolare dei controlli amministrativi, la domanda di importazioni è necessariamente sottoposta a notevoli vincoli. Gli elevati deficit nel bilancio pubblico, hanno reso difficoltoso l’ottenimento di capitali per nuovi investimenti.

Tale situazione rende difficoltosa la penetrazione commerciale delle imprese del nostro paese sul mercato. In tali contesti di forte volatilità politica ed istituzionale, esistono di norma spazi solo per iniziative di tipo opportunistico e non per effettive strategie di radicamento sul mercato. Tuttavia, qualora dovesse effettivamente confermarsi un miglioramento dell’ambiente macroeconomico, potrebbero emergere numerose opportunità di collaborazioni economiche bilaterali.

Anche sotto questo profilo quindi sarà la capacità del paese di dotarsi di un governo stabile e lungimirante a determinare il rilancio dello Zimbabwe come meta di investimenti esteri.

In linea con questo scenario, le esportazioni delle imprese italiane vengono sistematicamente scoraggiate dalla scarsità di valuta straniera per effettuare i pagamenti esteri e dall’elevata imposizione doganale.

Qualora il clima economico del paese dovesse migliorare, potrebbero presentarsi opportunità commerciali nei seguenti settori: forniture al settore minerario, macchinari agricoli, impianti di irrigazione e fertilizzanti, mezzi di trasporto, attrezzature per la generazione e la trasmissione di energia, attrezzature per telecomunicazioni, macchinari tessili, prodotti chimico-farmaceutici ed attrezzature elettro-medicali.Anche le infrastrutture turistiche potrebbero offrire interessanti potenzialità di sviluppo.

Il volume degli investimenti diretti italiani nello Zimbabwe risulta modesto, anche se esiste una presenza consolidata di alcune imprese in alcuni settori importanti nell’economia del paese, come quello minerario e dell’estrazione del granito, la famosa norite nota commercialmente come “nero Zimbabwe”.

Attualmente vi è un atteggiamento di cautela da parte degli investitori esteri che non verrà meno fino a quando le condizioni politiche ed economiche del paese mostrino segnali di sensibile miglioramento e fino a quando non risulterà chiaro l’orientamento del GNU sulle pratiche di “indigenizzazione”, introdotte dalla Land Reform Act e poi estese a tutte le attività imprenditoriali dall’”Indigenization and Empowerment Act”.

Opportunità di investimento esistono nel settore minerario (platino, oro, cromo, nickel, carbone ed asbesto), dell’agricoltura (cotone) e della trasformazione agro-industriale, del manifatturiero (tessile - abbigliamento, lavorazione del legno), del turismo e delle telecomunicazioni.



INDUSTRIA
L’industria mineraria ha una considerevole importanza economica.

L’industria di trasformazione opera nei settori siderurgico, metallico, meccanico, alimentare, tessile, del tabacco, chimico.

Metà delle industrie si occupano della trasformazione dei prodotti agricoli.

Le principali città industriali sono la capitale Harare, nella quale vi è un cementificio, Bulawayo e Mutare. Bulawayo è il più grande centro economico del paese e presso Mutare nella località di Faruke, è presente una raffineria di petrolio.



RISORSE ESTRATTIVE

Il sottosuolo è ricco di oro, nichel, argento, antimonio, platino, cobalto, tungsteno, amianto e cromo, ma petrolio e gas naturale mancano. I giacimenti minerari sono diffusissimi in tutto il paese e fin dall'inizio dell'epoca coloniale costituiscono la base dello sviluppo.



SETTORI IN ESPANSIONE

In Zimbabwe la maggioranza della popolazione si dedica all'attività agricola, importanti sono le grandi piantagioni di tabacco, di qualità molto pregiata, del quale lo Zimbabwe è il principale esportatore africano. Rilevanti sono anche le colture del cotone, delle arachidi, della canna da zucchero e in misura minore, del tè e del caffè.

Lo sviluppo industriale del paese è in continua espansione: ormai affermati sono i settori siderurgico, metallurgico, meccanico; in sviluppo sono i cementifici, stabilimenti chimici, cartiere, una raffineria di petrolio presso Mutare, nonché varie attività legate alla trasformazione dei prodotti agricoli (zuccherifici, birrifici, oleifici, conservifici di carne, aziende lattiero-casearie, manifatture di tabacchi ecc.).

Lo Zimbabwe è uno degli stati dell'Africa nera dove Internet gode di maggiori possibilità d'espansione. Negli ultimi due anni, la divisione cinese di Alcatel, Alcatel Shanghai Bell, ha investito consistenti somme di denaro per ampliare le infrastrutture comunicative nei maggiori centri urbani del paese.



LEGGE SUGLI INVESTIMENTI
Non esiste in Zimbabwe una vera è propria legge sugli investimenti ma e’presente un’adeguata regolamentazione degli stessi.

I settori finora considerati prioritari per gli investimenti stranieri sono quello manifatturiero, minerario e delle infrastrutture turistiche nei quali gli investitori stranieri possono acquisire il 100% della proprietà.

Il governo ha riservato in via esclusiva una serie di settori agli investitori locali pertanto gli investitori stranieri possono partecipare soltanto in joint venture con gli imprenditori del posto, per una quota massima del 35% del capitale.

I settori riservati agli investitori locali sono quelli agricoli e agro-industriali (tra cui molitura e raffinazione dello zucchero), dei trasporti, della distribuzione commerciale, le agenzie immobiliari, le forniture idriche e i servizi ferroviari.

Ogni investitore straniero deve registrarsi ed ottenere l’approvazione del proprio progetto dalla Zimbabwe Investment Authority che emette i Certificati di Investimento.

L’investimento straniero in imprese esistenti necessita dell’approvazione della banca centrale. Tutte le imprese private devono iscriversi presso il Registro delle Imprese (Registrar of Companies).

Gli investitori stranieri detentori di validi certificati di investimento possono acquisire proprietà fondiarie.

La scarsità di valuta e le normative valutarie impediscono di fatto il rimpatrio dei profitti, anche se non viene formalmente vietato.Il governo  ha approvato una legislazione di indigenizzazione forzata che impone l’obbligo di cessione del 51% delle attività economiche di imprese straniere a cittadini dello Zimbabwe.

Dal 1° gennaio 2007, è stata creata una nuova agenzia di promozione degli investimenti esteri nel paese, la Zimbabwe Investment Authority (ZIA), nata dalla fusione dello Zimbabwe Investment Centre (ZIC) e della Zimbabwe Export Processing Zone.



ACCORDI COMMERCIALI
Tra Italia e Zimbabwe non esiste un accordo per evitare la doppia imposizione fiscale. Esiste un trattato di promozione e protezione degli investimenti firmato nel 1999, ma non ancora entrato in vigore per la mancata ratifica da parte del Parlamento dello Zimbabwe.

Lo Zimbabwe, nella sua qualità di paese membro della Comunità dei Paesi dell'Africa Australe (S.A.D.C.) (South African Development Community), ha ratificato il protocollo sui trasporti, la comunicazione e la meteorologia che raccomandano a tutti gli Stati membri l'adozione di un formato unico di patente riconosciuta nei rispettivi territori. Inoltre è membro della COMESA (mercato comune per l’Africa orientale e meridionale).



DAZI DOGANALI
Il mercato dello Zimbabwe risulta ancora caratterizzato da un elevato livello di protezione tariffaria e non tariffaria rispetto agli standard regionali. Sui beni importati gravano tre tipi di tariffe: il dazio doganale, la tassa sulle importazioni e una sovrattassa, oltre all’IVA (15%).

Sono presenti sul territorio alcune “Export Processing Zones”, regolate da una legge del 1996, finalizzata ad attrarre e facilitare gli investimenti orientati alle esportazioni, i cui benefici vengono assegnati a singole imprese e quindi non risultano, come nella generalità dei casi a livello internazionale, circoscritte territorialmente.

Lo Zimbabwe presenta tariffe doganali preferenziali con i paesi del SADC e del COMESA con i quali ha stipulato accordi bilaterali.

Inoltre, ha stipulato accordi commerciali con la Cina ed altri paesi asiatici quale reazione all’isolamento economico del paese decretato dai paesi occidentali, prima del 2000 suoi principali partner commerciali.



LA PROPRIETA’
L’invasione delle proprietà agricole e l’espulsione dei proprietari bianchi peraltro a fronte di una sistematica assenza di adeguati indennizzi pur garantiti in teoria dall’ordinamento del paese, sono fenomeni che evidenziano lo scarso rispetto dei diritti di proprietà nel paese.

Commercialmente solo nei settori finora considerati prioritari per gli investimenti stranieri quali quello manifatturiero, minerario e delle infrastrutture turistiche gli investitori stranieri possono acquisire il 100% della proprietà.

AngolaBeninBurundiCameroonGabonKenyaMalawimonzambicoNamibiaCentral-African-RepublicCongo-BrazzavillecongoRwandaSao-Tome-&-PrincipeSudanTanzaniaUgandaZambiaZimbabwe

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