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Le linee guida del governo di Joseph Kabila

12 Aprile 2010
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Con il giovane Presidente si è inaugurata una nuova dinamica di pace con un ritorno al liberismo economico.
Per comprendere il quadro dell'attuale situazione politica in Repubblica Democratica del Congo è utile ripercorrere le tappe salienti del passato più recente. Appena salito al potere il 24 gennaio 2001, il nuovo Presidente della Repubblica Joseph Kabila annuncia dei profondi cambiamenti in tutti i settori della vita nazionale proponendosi di far recuperare al suo popolo La pace e l'unità, in vista dell'organizzazione delle elezioni libere e trasparenti.
È convinto che sia necessaria un'azione preliminare alla realizzazione di questo disegno: l'apertura politica, un'occasione per organizzare il Dialogo intercongolese (Dic) che dà l'opportunità di invitare tutti gli attori politici ed i membri della Società civile "ad unirsi senza riserve" agli sforzi di preparazione di questo foro.
Al suo avvento, Joseph Kabila eredita una situazione socio-economica piuttosto difficile dovuta all'instabilità dell'ambiente naturale macro-economico.
In riferimento all'ambito economico, il Presidente della Repubblica esalta la liberalizzazione del cambio e dei mercati dei beni e servizi. Sceglie la Libera circolazione concomitante della moneta straniera e del Franco congolese, prima di annunciare la promulgazione dei nuovi codici minerari e d'investimento. Concretamente, rende effettivo il "cessate il fuoco", liberalizza la vita politica; ciò permette il ritorno al paese di molti politici esiliati all'Estero. Riannoda il contatto per l'organizzazione del Dialogo Nazionale e, infine, crea un nuovo clima di fiducia nella collaborazione con la Missione dell'Orni nel Congo (Monuc).
Queste iniziative portano alla firma di tre accordi importanti:
1) L'accordo di Sun City concluso il 17 aprile 2002 tra il governo ed i "Mlc", al quale si unisce una frangia maggioritaria dei partiti politici e della Società civile; questo primo accordo mira alla riconciliazione nazionale. Firmato dai rappresentanti delle due parti, regola i rapporti tra il Presidente della Repubblica, Joseph Kabila, ed il Presidente del Movimento dì liberazione del Congo, "Mlc", Jean-Pierre Bemba Gombo. Alla stipula del documento, il capo dello stato conserva la sua posizione durante la Transizione fino alle elezioni democratiche, mentre il leader del "Mie" diventa primo ministro.
2) L'accordo di Pretoria nell'agosto 2002, firmato tra i governi, congolesi e il Ruanda, per il ritiro delle sue truppe dalla RD Congo entro 90 giorni; è la realizzazione del Dialogo intercongolese. L'accordo è firmato il 1? dicembre 2002 a Pretoria dai rappresentanti delle componenti nell'aprile a Sun-City.Anche se l'accordo globale ed inclusivo è entrato veramente in vigore con la prestazione del giuramento presidenziale, il 29 aprile 2003. Il treno della Transizione sembra avere preso definitivamente la partenza.
3) L'accordo di Luanda, firmato nel settembre 2002 tra il governo congolese e l'Uganda che s'impegna a ritirare le sue truppe del RD Congo nei 75 giorni. Questi tre accordi costituiscono delle tappe importanti di un processo globale che mira a mettere fine alla guerra, a realizzare la riunificazione dell'insieme del territorio nazionale e la riconciliazione nazionale. È in questa prospettiva che il Governo di Kinshasa si è impegnato a firmare un accordo globale ed inclusivo. È importante ricordare i principali obiettivi del Dialogo nazionale che costituivano, per il Governo, gli elementi di riferimento della visione che l'hanno portato a firmare questi accordi:
a)restaurare l'integrità territoriale della RD Congo per il ritiro di tutte le truppe straniere;
b)realizzare la riunificazione del paese per la riconciliazione nazionale;
c)instaurare uno Stato democratica per l'organizzazione delle elezioni lìbere e trasparenti.
La collocazione delle Istituzioni della Transizione era la condizione senza la quale la Comunità internazionale non sarebbe stata disponibile a continuare a portare il suo sostegno al programma economico del Governo.

Il suddetto programma ha avuto inìzio nel giugno 2001, con il concorso del Fondo monetario internazionale. La combinazione delle differenti misure, si è manifestata nei risultati seguenti:
- stabilizzazione dell'inflazione con un obiettivo dell'8% atteso alla fine dell'anno in corso;
- relativa stabilità del tasso di cambia: la parità media del Franco congolese rispetto al dollaro americano, da gennaio 2003, si situa a 400 Fc;
- miglioramento del livello dell'attività economica con un tasso di crescita positivo registrato nel 2002. Nel giugno 2003, il tasso di crescita sarà ancora positivo con un obiettivo previsto del 5% alla fine dell'anno;
- ripresa della cooperazione strutturale: tradotta dagli apporti finanziari esterni importanti del FMI, della Banca Mondiale e dei partner bilaterali, senza dimenticare l'accesso del Congo per iniziativa "Pays pauvres très endettés" (Ppte), il 24 luglio ultimo. Inoltre, è stato ottenuto Un annullamento dell'80% della scorta del debito esterno, (± 10 miliardi Usd). Il più importante di questi assi -la riabilitazione delle infrastrutture di base- è stato lanciato il 20 ottobre scorso, dal Ministero del Piano, nella cornice del Programma multi-settoriale, di emergenza di ricostruzione e di riabilitazione, "Pmurr".
Questi fondi non copriranno tuttavia i bisogni prioritari di ricostruzione delle province del Nord-est del paese. Ed è per questo che il governo ha intenzione di organizzare una riunione con gli investitori nel dicembre prossimo, al fine di trattare una nuova ipotesi di investimento, a favore degli altri territori.
L'esecuzione del "Pmurr", entro tre anni, è una prova della ripresa del dialogo tra la RD Congo e la Comunità finanziaria internazionale, al termine di una dozzina di anni di sospensione della cooperazione.


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