Tu cosa potresti fare per loro?

12 Aprile 2010
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Una domanda che sollecita la risposta da parte di tutti, congolesi compresi.

Tu cosa potresti fare per loro?
La domanda posta sul precedente numero della rivista EconoCongo mi ha fatto riflettere. Penso che invitando all'azione solidale con il popolo congolese, essa racchiuda la filosofia del Consolato. E' rivolta indistintamente a tutti e sollecita la risposta da parte dì tutti. Data la sua portata, vorrei qui farla mia se mi è concesso, per rilanciarla in modo un po' meno generalizzato e forse anche un pò provocatorio, ma mai polemico. La pongo ai connazionali congolesi: "Voi cosa potreste fare per il vostro Paese"?
Con questo, intendo invitarli a non mettere la testa sotto la sabbia, bensì ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti della loro madre patria perché credo fermamente che il futuro del Congo dipenda da tutti. Dalla sua vastità possiamo benissimo renderci conto che, quello che potrà fare il Governo congolese nei prossimi dieci o ventanni può rappresentare una goccia nel mare, perciò ritengo fondamentale un impegno collettivo.
Questo perché, c'è un reale rischio di sottrarsi dalle proprie responsabilità declinandole al pubblico italiano o alla classe imprenditoriale. Purtroppo, il gioco dello struzzo è vecchio quanto l'uomo. \ Una domanda che sollecita la risposta da parte di tutti, congolesi compresi.

Non tenere conto di questo appello, secondo me, può solo interpretare il silenzio "omicida": sono in molti a morire per la fame, le malattie e le guerre, non solo in Africa ma in tutto il mondo, muoiono nel silenzio perché coloro che possono fare qualcosa per loro hanno risposto con il silenzio. Confesso che anch'io, in un primo momento, sono rimasto indifferente alla domanda. Solo pensandoci bene mi sono reso conto che essa è rivolta anche a me e esige la mia risposta. Grazie Consolato!

Grazie perchè ci inviti a riflettere su cosa siamo in grado di fare o possiamo fare per il nostro Paese; non come singole persone, il che è impossibile, ma come Comunità congolese in Italia. Ce lo dice la saggezza popolare africana: " Un solo braccio non può abbracciare il baobab" o se volete, "L'unione fa la forza" . Dobbiamo quindi prenderci a cuore la vita del nostro Paese per dare un contributo anche minimo alla sua ricostruzione e al suo sviluppo. Parliamo molto di politica e, secondo me. facciamo bene perchè fa parte delle vita. Ricevo sul mio computer messaggi e recensioni di articoli di politica congolese da parte dei Congolesi d'Italia, della Francia e del Belgio. E' facile dire la propria, criticare i politici, ma nessuno pensa che il Paese ha bisogno anche del contributo del singolo. Impariamo dagli altri. Alcuni esempi d'iniziative realizzate dagli Africani d'Italia. L' Associazionismo può essere una soluzione; riporto due esempi di azioni concrete realizzate da un'Associazione e da un Gruppo ecclesiastico: Nel 2003, su iniziativa dell' Associazione dei Ghanesi di Treviso "Ghana Association", con l'appoggio dell'Associazione "Fratelli d'Italia" e la partecipazione dell'Ambasciata ghanese, il Comune di Venezia che era in procinto di cambiare i mezzi pubblici, ha fatto dono di oltre cinquanta autobus usati alla Repubblica del Ghana. Invito gli Africani a chiudere gli occhi e pensare all'inesistente servizio di trasporto pubblico in Congo e a ciò che possono rappresentare 50 autobus per la città di Kinshasa o per quella di vostra provenienza. Ora potete aprire gli occhi e tenerli ben aperti!

Nel 1999 a Roma, un gruppo di giovani appartenenti alla Comunità protestante di lingua francese chiamato "Groupe Tarn Tarn", composto maggiormente dai cittadini camerunesi, aveva organizzato nella sala della mia ex-parrocchia romana, un culto con colletta speciale, una mostra fotografica sulla situazione di miseria in Camerun e offerto un pasto tipico della cucina locale al fine di raccogliere i fondi necessari per la costruzione di una scuola in Camerun, Devo dire che ha funzionato a meraviglia.
Di azioni come queste se ne possono intraprendere all'infinito. Purtroppo, devo Lamentare la carenza di spirito associativo e di collaborazione tra i congolesi che ripongono poca fiducia nell'altro. Non è una mia critica ma è un'autocritica più diffusa tra gli stessi Congolesi.

E' risaputo che le associazioni congolesi all'estero non hanno lunga vita. Perfino il cantante congolese Madilu lo canta: «Mongomba ya ba congolais na poto boyokani te».
Agendo così, dimostriamo di essere veri figli del regime dittatoriale che per lunghi anni ha servito gli interessi propri e di pochi. Questo non per scoraggiare nessuno; sperando che sia chiaro quanto sostengo fin qui. Il mio obiettivo è proprio quello di stimolare la collaborazione che ci manca. La verità fa male, ma è l'unico modo per guarire. Gesù Cristo ha forse risparmiato l'ipocrisia dei farisei? Perché credo nell'uomo, nel suo cambiamento, sono certo che possiamo uscire da questa mentalità individualista, talvolta anche tribale per cominciare a pensare collettivamente.


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