Kenya Economia - Pagina 2

26 Gennaio 2010
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Kenya Economia
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INDUSTRIA

 

Le maggiori industrie si concentrano nella capitale Nairobi. Le industrie principali sono agro-alimentari, manifatturiere, di prodotti tessili, di sapone, di sigarette, di raffinazione del petrolio, cementifici, di lavorazione delle pelli, ecc,.
La produzione industriale e la relativa esportazione di beni è diretta principalmente ai mercati della COMESA (leggi sotto). Aspetto cruciale per lo sviluppo del Paese per i prossimi 25 anni è la predisposizione ed il miglioramento delle infrastrutture quali strade, porti e aeroporti, che da un lato sono un mezzo per sviluppare l’economia e dall’altro un importante opportunità di investimento per le imprese italiane.
Il turismo è la seconda industria del Kenya con il più alto ricavo di valuta straniera e da impiego a migliaia di persone.
Per quanto riguarda il turismo è noto che il Kenya è una meta prediletta a livello internazionale. Per l’economia del Paese questa voce è quella che ha il maggior peso a livello di volume di scambi con l’estero e il suo contributo al PIL raggiunge il 12%. Anche in questo campo il Governo offre agli investitori, sempre nel rispetto del patrimonio ambientale, numerose opportunità.

RISORSE ESTRATTIVE
In Kenya l’industria mineraria è dominata dalla produzione di minerali non metallici tra i quali carbonato di sodio, caolino ecc.  Il minerale di ferro è estratto dai piccoli giacimenti localizzati e viene utilizzato nella produzione nazionale di cemento.

SETTORI IN ESPANSIONE
IL  Governo di Nairobi ha avviato una serie di colloqui con le controparti internazionali con l’obiettivo di incrementare l’apporto degli investitori esteri alla crescita del settore agricolo che rappresenta tuttora il pilastro dell’economia nazionale e fornisce sussistenza al 75% della popolazione.
Sotto il profilo organizzativo il settore è in espansione: in particolare il numero delle cooperative (la forma societaria più diffusa nel settore) registra un aumento annuo del 2,8% e il numero degli studenti in discipline agronomiche aumenta di circa l’1,5% all’anno.
In questo contesto gli obiettivi principali proposti dal Governo sono l’incremento dei raccolti e delle rese, la focalizzazione dell’attività su prodotti idonei all’esportazione, lo sviluppo di adeguati sistemi di trasformazione, confezionamento, stoccaggio e trasporto (inclusa filiera del freddo), la promozione delle innovazioni tecnologiche, lo sviluppo delle infrastrutture di irrigazione e delle attività di trivellazione, l’introduzione di servizi di controllo della qualità.
Sotto il profilo merceologico le opportunità offerte riguardano in particolare la produzione del tè che risulta essere la prima voce delle esportazioni keniote.
Nell’ambito della trasformazione agro-alimentare, il Kenya importa significative quantità di olio di palma. Il Paese è anche produttore di birra. Di recente sono stati introdotti vini alla papaia che potrebbero costituire nuove tipologie di esportazione, compatibilmente con i gusti europei. Esistono opportunità anche nella produzione di caffè decaffeinato.
Di minore rilievo in quanto già presidiati, sono invece i settori dello zucchero, della melassa, del cacao e dei prodotti caseari. Il settore avicolo è caratterizzato da un eccesso di capacità produttiva rispetto al consumo interno e regionale.
Si rileva però la carenza di strutture e servizi per il  controllo di qualità.
Nel settore ittico il Paese dispone di significative risorse sia dell’Oceano indiano, sia del lago Vittoria. Oltre che negli allevamenti di gamberi e trote, si profilano opportunità nella lavorazione del pescato e nella creazione di infrastrutture di supporto alla lavorazione del pesce (refrigerazione, trasporto ecc).
Nel settore della pelle gli investimenti esistenti si concentrano nell’ambito dei prodotti finiti, ed in particolare nel settore manifatturiero, delle scarpe. Si tratta di un mercato in via di sviluppo nel quale l’Italia ha contribuito (e contribuisce) tramite un programma in collaborazione con l’Unido.
Gli obiettivi proposti sono quelli di un miglioramento della produzione delle piccole e medie aziende (cosiddetto settore informale) e in generale di un’elevazione della qualità dell’intera filiera che, ai livelli attuali, si posiziona su livelli accettabili solo per il mercato interno e per quello regionale. Obiettivo è di arrivare alla creazione di manufatti esportabili in un contesto più vasto.
L’allevamento finalizzato alla produzione di carni e prodotti caseari costituisce la filiera che oggi offre le maggiori opportunità d’investimento. In particolare, da quando l’industria casearia è stata liberalizzata, la lavorazione del latte offre buone prospettive sia per il mercato locale che per quello regionale.
Anche gli allevamenti di ostriche e di coccodrilli si profilano come vantaggiose aree di investimento.
Settori non sfruttati sono infine quelli dell'apicoltura e della lavorazione del miele.



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