Sudan Economia

27 Gennaio 2010
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SudanQUADRO MACROECONOMICO
L'economia sudanese continua ad essere incentrata sull'agricoltura che oltre ad occupare più del 60% della popolazione attiva, alimenta la maggior parte delle modeste attività manifatturiere e contribuisce per il 40% alla formazione del reddito nazionale.

Sebbene alcune forme di coltivazioni meccanizzate siano già da tempo entrate nella realtà sudanese e siano sorte grandi piantagioni, controllate dallo Stato e orientate in maniera esclusiva verso prodotti da esportazione, esse rimangono marginali alla cultura di questo popolo che resta legato a un'agricoltura di sussistenza, nella quale risulta difficile trasferire innovazioni tecnologiche.

L'agricoltura tradizionale, inoltre, è contraddistinta da bassa redditività e da grandi fluttuazioni produttive, determinate dalle difficili condizioni climatiche e soffre della mancanza di istruzione specializzata degli agricoltori, dell'assenza di mezzi di trasporto e della carenza delle infrastrutture di comunicazione.

In sostanza, in Sudan, la produzione di prodotti alimentari, sebbene sia cresciuta in epoca recente, non è in grado di fronteggiare l'aumento della domanda interna conseguente alla crescita demografica e il Paese è costretto a ricorrere all'importazione di grandi quantità di viveri, la cui distribuzione peraltro è ostacolata dall'insufficienza e dalle cattive condizioni delle vie di comunicazione.

A questo bisogna aggiungere che spesso i prezzi politici imposti dallo Stato e dunque l'assenza di adeguati margini di profitto non favoriscono lo scambio interno ma al contrario rendono più redditizia la commercializzazione delle colture di sussistenza a carattere speculativo. Così avviene che i Paesi confinanti, offrendo prezzi più vantaggiosi, importino illegalmente ingenti quantità di prodotti alimentari dal Sudan.

Per quanto riguarda le colture industriali o comunque destinate alle esportazioni, il cotone (la cui produzione in media si aggira annualmente su 100 000 t di fibra e oltre 300 000 t di semi, prodotto tropicale classico già esportato verso il Regno Unito e altri Paesi europei) è stato affiancato da arachide (di cui il Sudan è il secondo produttore in Africa), sesamo e canna da zucchero (in parte destinati anche al consumo interno), colture perenni che ben si adattano all'ambiente del Sudan centro-orientale.

La cotonicoltura trova un ambiente adatto nelle fertili terre alluvionali della Gezira, anche se nell'ultimo decennio i terreni irrigui hanno aumentato di parecchio la loro estensione e altre piantagioni di cotone si sono aggiunte, tra cui quelle di Nuova Halfa (Khashm el Girba).

La Gezira è un distretto agricolo di notevole importanza, sorto nel 1911 come impresa coloniale privata, nazionalizzato nel 1951 e oggi ancora completamente statale. Situato all'incrocio del Nilo Bianco con il Nilo Azzurro, nella regione centrale del Sudan, ha la forma di un triangolo limitato dai due fiumi confluenti al vertice e può essere considerato una vera e propria impresa agricola, che occupa il 22% delle terre coltivabili del Paese.

Più della metà di questo territorio è irrigato secondo metodologie di irrigazione perenne, rese possibili dalla costruzione di un'imponente diga, che argina le acque del Nilo Azzurro nei pressi della cittadina di Sennar, a sud di Khartoum, raccogliendole in un bacino.

Il Sudan Gezira Board è l'organo governativo che gestisce l'area, fa da tramite tra lo Stato e i contadini che lavorano piccole unità territoriali in veste di affittuari, fornisce loro i fertilizzanti, le sementi, le attrezzature agricole necessarie e provvede quindi al trasporto dei raccolti. Il principale beneficio indotto dal distretto della Gezira è quello di aver contribuito enormemente all'espansione della produzione di cotone a fiocco lungo; inoltre la realizzazione di questo progetto ha procurato ai contadini che vi lavorano un più elevato tenore di vita rispetto a quello di qualsiasi altra zona agricola del Paese e anche di molte aree urbane.

L'agricoltura tradizionale, diffusa soprattutto nelle aree centrali, in quelle occidentali e in quelle meridionali del paese, è rivolta soprattutto a sorgo (5 milioni di t), miglio (quasi 800 000 t), frumento (640 000 t), mais, patate, manioca e riso, mentre tra le colture da frutto sono importanti quelle del banano e della palma dattilifera, particolarmente diffuse nelle oasi del Nord.

L'allevamento costituisce un'importante voce delle esportazioni e malgrado la siccità abbia limitato le capacità espansive del settore, la consistenza numerica del bestiame è in aumento: nel 2003 si contavano 38,3 milioni di capi di bovini, 47 milioni di ovini, 40 milioni di caprini, oltre 3 milioni di cammelli, oltre 700 000 fra asini e cavalli, 38 milioni di animali da cortile.

Minore importanza riveste l'attività ittica, ma rappresenta comunque un sostegno alimentare per le popolazioni agricole locali. Praticata nelle acque interne, specie nelle zone acquitrinose del Sud, lungo il Nilo e sulle coste del Mar Rosso, fornisce annualmente quasi 60 000 t di pescato.

Il 26% del territorio sudanese è ricoperto da foreste e boschi. Esse sono ricche di legno pregiato, tra cui mogano ed ebano, ma lo sfruttamento è limitato a causa dell'inadeguatezza dei trasporti. Nel complesso del Paese si ricavano annualmente circa 20 di mc di legname.  Il principale prodotto forestale è la gomma arabica (hashab), che occupa un posto di rilievo anche nelle esportazioni; si ricava dall'Acacia senegal, diffusa nelle savane del Kordofan, del Darfur, del Nilo Azzurro e dello Stato di Kassala.

Nella prima metà del 2009 il Sudan ha risentito notevolmente della recessione globale ed in particolare del calo dei prezzi del petrolio, la cui esportazione rappresenta il settore trainante dell’economia.

La produzione petrolifera dovrebbe continuare a crescere nel corso del 2009, per attestarsi sui 485.000 b/g e passare poi, nel corso del 2010, a circa 562.000 b/g  (b/g barili al giorno).
Il debito estero totale sudanese stimato al 2009 è di circa 36,7 miliardi di USD, pari al 70,3 % del PIL, in crescita quindi rispetto ai 33,7 miliardi di USD del 2008.

Il Sudan da otto anni ha ripreso a collaborare con le Istituzioni di Bretton Woods, effettua regolari 'token payments' a titolo di rimborso degli arretrati come gesto di buona volontà, ma nessun pagamento viene effettuato da decenni ai creditori del Club di Parigi.

Negli ultimi anni ha selettivamente rimborsato alcuni creditori bilaterali (non-Club di Parigi) perchè parallelamente questi hanno concesso nuovi crediti.

L’attuale situazione si riflette anche nel nuovo “Staff Monitored Programme-SMP” relativo al periodo luglio 2009-dicembre 2010, che avrà come obiettivo principale la salvaguardia della stabilità macroeconomica e dei progressi fatti negli ultimi anni, ristabilendo un livello sostenibile di riserve di valuta straniera.

Le linee di politica economica annunciate dalle Autorità Sudanesi sono improntate ad una maggiore flessibilità del tasso di cambio (la rigidità dello stesso è stata un fattore alla base dell’esaurimento delle riserve valutarie), politiche fiscali restrittive (riduzione delle esenzioni IVA, riforma delle tasse sul reddito con estensione della base imponibile, migliore divisione di competenze fiscali tra il Governo federale e quello degli Stati).

È quindi poco probabile che, almeno nel breve periodo, sia possibile per il Sudan eliminare gli arretrati dovuti al Fondo Monetario Internazionale, premessa affinché il Sudan possa accedere alle cancellazioni di debito.

Accanto al petrolio, i principali settori merceologici che contribuiscono al valore delle esportazioni sono rappresentati dalla gomma arabica, dal sesamo, dalla carne e dal cotone.

Dopo il petrolio, l’agricoltura rappresenta infatti il settore più importante dell'economia nazionale, sia in termini di Pil che di occupazione.

Il cotone è tradizionalmente la voce principale della produzione agricola, malgrado sia stato sostituito dal sesamo come prima fonte dei proventi dell'export. Il settore maggiormente in crescita è il bestiame, in ripresa dopo la rimozione dell'embargo alle esportazioni.

Per controbilanciare la forte esposizione del Sudan alle oscillazioni del mercato internazionale dei prodotti agricoli, le autorità governative coadiuvate dal FMI, stanno concentrando i loro sforzi sull’aumento del valore aggiunto della produzione agricola.

Particolare attenzione è rivolta poi all’industria tessile, a lungo penalizzata dal basso livello di investimenti e dal sottoutilizzo delle risorse produttive. La rivitalizzazione del settore tessile dovrebbe beneficiare, oltre che dei proventi delle vendite petrolifere, dall’afflusso di capitali privati esteri.

Per quanto concerne, invece, le importazioni esse sono principalmente costituite da macchinari,da beni manufatti, automezzi, frumento, prodotti alimentari e prodotti del settore chimico.

La Cina rappresenta il principale mercato di sbocco del Sudan (68% delle esportazioni ), seguita da Giappone (19%), Indonesia (4%), Corea del Sud (2%), Arabia Saudita (1,7 %).

I principali partner per le importazioni sono ancora la Cina (27,9%), Arabia Saudita (7,5%), India (6%) ed Egitto (5,6%).
Un altro partner importante per il Sudan è l’India, con la quale fin dall’indipendenza Khartoum ha intrattenuto relazioni cordiali ed amichevoli, ed improntate alla più proficua collaborazione.
Il Sudan è poi strettamente legato ai Paesi del Golfo Persico, con i quali intrattiene forti relazioni in tutti i campi (economico-commerciale; politico; sociale; culturale). I più rappresentativi dal punto di vista dell’export verso il Sudan sono l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi.

L’espansione che sta conoscendo il settore privato dimostrabile con i recenti contratti e le concessione di licenze per la fornitura di servizi essenziali a compagnie straniere (soprattutto provenienti per l’appunto dai Paesi del Golfo Persico), dimostra l’apertura del governo agli investimenti stranieri, che hanno un ruolo fondamentale nell’economia del Paese.

I progetti nel settore dell’energia e delle telecomunicazioni che si stanno realizzando in questo periodo sono guidati da imprese straniere che si sono impegnate a fornire sia i finanziamenti, sia le capacità e l’esperienza per la loro realizzazione.


  
OPPORTUNITA’ COMMERCIALI PER LE IMPRESE ITALIANE
Dopo la firma del Comprehensive Peace Agreement fra il Nord e il Sud del Paese – avvenuta a gennaio 2005 – e la sua progressiva implementazione, e’ necessario svolgere un’attività di promozione degli investimenti italiani in Sudan.

Nello specifico, oltre al settore petrolifero, che sicuramente merita una particolare attenzione anche considerando l’indotto che gli investimenti in questo campo determinano, i settori nei quali le opportunità di investimento risultano più vantaggiose sono quello agricolo, e quelli ad esso collegati (industria alimentare, zuccherifici, produzione di etanolo), nonché quello delle costruzioni e della produzione dei materiali da costruzione.

In questi settori, più che in altri, si potrebbero effettuare proficui investimenti volti ad aumentare la produzione e la produttività delle imprese già operanti sul mercato, oppure volti alla realizzazione di nuovi stabilimenti produttivi, tecnologicamente all’avanguardia, attraverso la costituzione di aziende in joint-venture con imprese sudanesi.

Il vantaggio che si potrebbe ricavare dalla realizzazione di investimenti nei settori menzionati è evidente se si considera che attualmente la produzione nazionale non riesce a coprire il fabbisogno interno per cui il paese deve ricorrere alle importazioni.

L’obiettivo,pertanto, è quello di aumentare la produzione di beni e servizi – non solo attraverso la creazione di nuove imprese ma anche attraverso il miglioramento della produttività di quelle già esistenti tanto da soddisfare la domanda interna e da rendere disponibile un surplus per l’esportazione.

Del resto, la ricchezza di materie prime e di risorse naturali che il Paese può vantare rappresentano il dato più rilevante ai fini della valutazione delle potenzialità del Sudan.

Attualmente, tuttavia, la gran parte di queste potenzialità sono inespresse e il Paese non riesce a sfruttare a pieno queste risorse.

Pertanto, l’intervento di investitori italiani potrebbe essere quanto mai proficuo per la crescita del Paese.

Nell’ambito degli investimenti nel settore turistico, le Autorità locali hanno altresì aperto le porte agli innumerevoli turisti europei ed italiani che visitano ogni anno siti di interesse storico nonché la zona costiera di Port Sudan in cui si trovano delle aree di straordinario interesse naturalistico, ancora preservate (barriera corallina tra le più belle al mondo).

Proprio a Port Sudan, meta privilegiata di subacquei italiani, esistono ampie possibilità per la realizzazione di infrastrutture capaci di assorbire – in un contesto peraltro di massima sicurezza la crescente domanda internazionale.



INDUSTRIA
L'industria del Sudan è piuttosto arretrata, manca una vera e propria industria di base e le principali attività riguardano la trasformazione dei prodotti agricoli locali (sgranatoi del cotone, mulini, zuccherifici, distillerie, oleifici). Tra le industrie si possono citare un impianto tessile, un cementificio e una raffineria.

In sostanza i settori industriali più sviluppati sono il tessile, la produzione di oli alimentari, cemento, zucchero, sapone, la raffinazione del petrolio e la produzione di armi.


RISORSE ESTRATTIVE
Le risorse estrattive sono rappresentate dal petrolio e il gas naturale.


SETTORI IN ESPANSIONE
Considerando lo stato di sviluppo del Sudan, si ritiene opportuno realizzare forme di cooperazione commerciale e industriale in settori a basso contenuto tecnologico come, ad esempio, quello dell’estrazione e della lavorazione del marmo e del granito, quello conciario e quello dell’industria alimentare.

Per quanto riguarda il settore del marmo e del granito si fa presente che a fronte di una notevole ricchezza di materie prime (il Sudan è ricco di cave che vengono date in concessione permanente ad imprese locali) non corrisponde un’adeguata conoscenza tecnologica, pertanto le imprese sudanesi non riescono a sfruttare pienamente il marmo e il granito di ottima qualità che abbonda in questo Paese. Oltre alla carenza nel settore estrattivo, si registra anche una mancanza assoluta di esperienza e capacità tecnica per la lavorazione delle materie prime che spesso vengono esportate grezze nei Paesi del Golfo Persico per poi essere importate dopo la lavorazione.

Sarebbe auspicabile, pertanto, la realizzazione di forme di collaborazione in questo settore con le imprese italiane che, al contrario, possono vantare una notevole esperienza. In quest’ottica, si potrebbero ipotizzare anche delle vere e proprie attività di formazione con l’invio di esperti italiani in Sudan e invio di apprendisti sudanesi in Italia.



LEGGE SUGLI INVESTIMENTI
Il governo sudanese, nel 1999, ha promulgato la Legge sugli Investimenti (emendata nel 2003) con l’intento di favorire l’afflusso di Investimenti Diretti Esteri (IDE) nel Paese, nella convinzione che possano aiutare la crescita e lo sviluppo economico del Sudan.

In base a detta legge, gli investimenti esteri realizzati in settori definiti “strategici” godono di particolari privilegi ed esenzioni.

Nella fattispecie, sono considerati strategici gli investimenti realizzati nei seguenti settori: infrastrutture (strade, porti, dighe); energia; trasporti; comunicazioni; educazione; sanità; turismo; tecnologie dell’informazione ed acqua. Altrettanto importanti sono considerati gli investimenti nel settore delle estrazioni sotterranee e delle ricchezze del fondo marino, così come quello dell’agricoltura e delle attività ad essa correlate (allevamento e macellazione, nonché industria agroalimentare).

Infine, sono considerati strategici tutti i progetti di investimento realizzati in più Stati del Sudan. A tale proposito è utile sottolineare che nel più generale contesto dell’opera di ricostruzione del Paese – tappa imprescindibile per pervenire ad una Pace stabile e duratura – è stato istituito il JAM (Joint Assessment Mission), composto da economisti del Nord e del Sud Sudan e da esperti della Banca Mondiale, i quali hanno elaborato un documento “guida” sulle principali esigenze di ricostruzione a tutti i livelli (infrastrutture in particolare).

Tale documento rappresenta anche la road map operativa per gli investitori stranieri.

Le esenzioni di cui godono i progetti di investimento realizzati nei settori strategici riguardano il pagamento delle tasse sul profitto per un periodo di dieci anni dalla data di inizio dell’attività commerciale o dell’attività produttiva (periodo che si riduce a cinque anni per i progetti di investimento realizzati in settori non strategici); l’esenzione doganale per i prodotti importati al fine di realizzare l’investimento.

Per quanto concerne i privilegi, per la realizzazione di un progetto di investimento in un settore strategico la legge dispone la concessione del terreno a titolo gratuito, ovvero ad un prezzo vantaggioso qualora l’investimento venga realizzato in un settore non strategico. Inoltre, la legge dispone che le Autorità competenti possono concedere ulteriori privilegi ai progetti che soddisfino le seguenti condizioni: investimenti diretti verso le aree meno sviluppate; assistenza allo sviluppo delle capacità di esportazione del Paese; investimenti che contribuiscano al raggiungimento di uno sviluppo rurale integrato; investimenti che creino posti di lavoro; progetti che incoraggino la filantropia; progetti che incoraggino lo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologia; progetti che permettano il reinvestimento degli utili.

Gli investitori godono altresì delle seguenti garanzie:
• I progetti di investimento non subiranno nazionalizzazione o confisca e non verranno acquisiti in tutto o in parte dallo Stato per pubblico interesse, fatta eccezione di ciò che è stabilito dalla legge e comunque dietro giusto compenso.

• La proprietà degli investimenti non verrà né sequestrata, né confiscata e la remissione del denaro investito, in caso di non esecuzione del progetto o di liquidazione o di dismissione sia totale, sia parziale, verrà effettuata nella stessa valuta che è stata importata.

• Nel caso in cui vengano seguite tutte le procedure stabilite dalla legge e il progetto non venga poi eseguito, tutti gli equipaggiamenti e i macchinari inerenti il progetto e importati per l’investimento potranno essere ri-esportati.

• Le remissione dei profitti e dei costi di finanziamento dei capitali esteri o dei prestiti verranno effettuati nella moneta in cui il capitale o il prestito è stato importato, dopo il pagamento delle obbligazioni legali dovute sul progetto.

• L’importazione delle materie prime necessarie per la realizzazione del progetto e l’esportazione dei prodotti avverrà dopo la registrazione automatica del progetto sul Registro delle Importazioni e delle Esportazioni.

Nessuna legge amministrativa può impedire l’applicazione dei privilegi e delle garanzie garantite dalla legge sugli Investimenti.



IL SISTEMA FISCALE SUDANESE
Il sistema fiscale del paese è costituito da imposte dirette e indirette.

Per cui esistono 'imposte sui redditi delle imprese,  imposta sul reddito derivante da stipendi, imposte sui consumi, sulla produzione, imposte di bollo e tasse varie compresa una tassa di sviluppo.

L’Iva è del 10%.
 

 

DAZI DOGANALI
Qualsiasi prodotto importato in Sudan, sia proveniente dall’Italia, sia da qualsiasi altro Paese straniero, è soggetto a tutta una serie di dazi e contingentamenti di carattere tariffario che vanno dal 20 al 100% del prezzo del bene.

Ad esempio, gli autoveicoli sono soggetti a dazi pari al 30% qualora vengano importati come veicoli ad uso industriale, mentre per le automobili ad uso civile, il dazio può arrivare fino al 100%.

Per evitare il pagamento di queste tariffe poste all’entrata dei prodotti nel Paese, l’alternativa è quella di costituire una società in Sudan, in tal modo, infatti, si può trarre vantaggio dalle norme previste dalla legge sugli Investimenti promulgata nel 1999 ed emendata nel 2003 che prevede una serie di privilegi ed esenzioni per favorire gli investimenti diretti esteri.

Nella fattispecie detta legge prevede l’esenzione dal pagamento delle tariffe doganali sui beni importati per la realizzazione dell’investimento.

Per i settori che maggiormente interessano l’ interscambio commerciale con l’Italia (macchinari agricoli, edili ed elettrici; ferro-acciaio e lavorazione del metallo; veicoli; settore chimico, farmaceutico e tecnologico), non risultano vigere barriere doganali non tariffarie.

È tuttavia emersa l’esistenza di procedure doganali all’importazione non chiare e non sempre univoche, che costringono il più delle volte i nostri esportatori a farsi carico di dazi di gran lunga superiori al previsto 12% di IVA, richiesto dal Sudan all’importazione. Tale margine aggiuntivo può anche raggiungere il 13-14%.



LA PROPRIETA’
La proprietà privata, compresi i diritti di proprietà industriale, trova piena protezione legale.

Sono riconosciuti e tutelati i diritti di proprietà sugli edifici e mobili.

Non viene invece riconosciuta la proprietà del suolo per la quale il governo offre concessioni.

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