Kenya Economia

26 Gennaio 2010
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KenyaQUADRO MACROECONOMICO
Il Kenya, che fin dalla sua indipendenza ha adottato un sistema economico di tipo liberista, nonostante i problemi provocati dall’instabilità dell’ultimo anno, rimane il cuore della finanza e delle comunicazioni dell’Africa orientale.
Il PIL, mentre nel periodo compreso tra il 1997 e il 2002 è cresciuto mediamente solo dell’1,5% annuo, dopo il 2002, anche in seguito all’elezione di Kibaki che ha creato un positivo clima di fiducia, ha registrato una crescita del 2,8%, fino a raggiungere nel 2005 il 6,1% e il 7% nel 2007.
Dopo una brusca caduta nel 2008 in cui ha raggiunto il livello del 3,2%, le previsioni parlano di una ripresa con una crescita intorno al 6,5%.
Attualmente, l’economia si basa sulle esportazioni soprattutto di prodotti agricoli (banane, tè, caffè, ecc) e sul turismo.
L’agricoltura costituisce la base dell’economia del paese e occupa oltre l’80% della popolazione. Secondo il censimento del 2003, il settore agricolo aveva assunto il 75% della forza lavoro totale del Kenya.
L’agricoltura kenyana è molto sviluppata lungo la fascia costiera, dove grazie al clima ovvero  a piogge abbondanti durante tutto l’anno, si ha la crescita di una flora diversificata e rigogliosa.
Nello specifico in campo agricolo il cereale più coltivato è il MAIS che occupa il 62% dei territori agricoli mentre manioca e sorgo  vengono coltivati nelle terre meno fertili e utilizzati soprattutto dagli abitanti.
Inoltre, nel Paese vi è la presenza di compagnie multinazionali straniere che detengono diverse piantagioni  per la produzione di caffè, tè, banane, cocco e il sisal, prodotti che vengono poi esportati.
L’allevamento di bovini e di ovini è molto praticato soprattutto dai popoli seminomadi come i Masai.

OPPORTUNITA’ COMMERCIALI PER LE IMPRESE ITALIANE
Con la sua posizione strategica, la presenza di un sistema infrastrutturale migliore rispetto ai Paesi limitrofi e l’utilizzo della lingua inglese dalla maggior parte della popolazione, il Kenya è uno dei mercati più appetibili agli occhi degli investitori stranieri ed attualmente è il Paese leader dell’Est Africa dal punto di vista economico e commerciale.
Il Kenya offre molteplici opportunità su vari fronti: dal settore dell’allevamento all’agricoltura, dalle telecomunicazioni ai trasporti, dal turismo all’industria in generale.
Situato in una regione turbolenta dell’Africa flagellata nel tempo da conflitti interni ed internazionali, ha saputo conservare una certa stabilità, anche grazie all’opera di mediazione condotta rispetto alle crisi regionali.
Ha una posizione strategica, si giova di collegamenti aerei e marittimi di primo ordine nel contesto regionale e continentale e ha sviluppato nel tempo una articolata e sostanzialmente efficiente rete di servizi per le imprese, da quelli finanziari alle comunicazioni, da quelli doganali a quelli di assistenza da parte di istituzioni ed enti parastatali.
Molto resta ancora da fare. Eppure, chi volesse oggi entrare in questo mercato lo potrebbe fare con spirito assai meno pioneristico che in passato, con elevata probabilità di trovarvi le basi per un investimento di successo.
Il rischio d’impresa resta ancora significativo, ma l’esperienza di molti operatori economici che già sono qui presenti è senz’altro positiva.
Il Governo offre una serie di incentivi diretti agli investitori stranieri, tra i quali detrazioni totali sugli investimenti effettuati in impianti, macchinari, attrezzature e fabbricati. È anche possibile importare direttamente gli impianti, le attrezzature e le materie prime senza il pagamento dei dazi doganali.
Sono previste interessanti aliquote di ammortamento: dal 2,5% al 4% per i capannoni industriali e gli alberghi, il 12,5% sugli impianti e sui macchinari, dal 25% al 37,5% sui veicoli a motore e sui trattori e il 30% sui computer e sulle attrezzature d’ufficio.
In caso di perdite d’esercizio il sistema fiscale keniota permette di riportarle interamente agli esercizi successivi.


INDUSTRIA

 

Le maggiori industrie si concentrano nella capitale Nairobi. Le industrie principali sono agro-alimentari, manifatturiere, di prodotti tessili, di sapone, di sigarette, di raffinazione del petrolio, cementifici, di lavorazione delle pelli, ecc,.
La produzione industriale e la relativa esportazione di beni è diretta principalmente ai mercati della COMESA (leggi sotto). Aspetto cruciale per lo sviluppo del Paese per i prossimi 25 anni è la predisposizione ed il miglioramento delle infrastrutture quali strade, porti e aeroporti, che da un lato sono un mezzo per sviluppare l’economia e dall’altro un importante opportunità di investimento per le imprese italiane.
Il turismo è la seconda industria del Kenya con il più alto ricavo di valuta straniera e da impiego a migliaia di persone.
Per quanto riguarda il turismo è noto che il Kenya è una meta prediletta a livello internazionale. Per l’economia del Paese questa voce è quella che ha il maggior peso a livello di volume di scambi con l’estero e il suo contributo al PIL raggiunge il 12%. Anche in questo campo il Governo offre agli investitori, sempre nel rispetto del patrimonio ambientale, numerose opportunità.

RISORSE ESTRATTIVE
In Kenya l’industria mineraria è dominata dalla produzione di minerali non metallici tra i quali carbonato di sodio, caolino ecc.  Il minerale di ferro è estratto dai piccoli giacimenti localizzati e viene utilizzato nella produzione nazionale di cemento.

SETTORI IN ESPANSIONE
IL  Governo di Nairobi ha avviato una serie di colloqui con le controparti internazionali con l’obiettivo di incrementare l’apporto degli investitori esteri alla crescita del settore agricolo che rappresenta tuttora il pilastro dell’economia nazionale e fornisce sussistenza al 75% della popolazione.
Sotto il profilo organizzativo il settore è in espansione: in particolare il numero delle cooperative (la forma societaria più diffusa nel settore) registra un aumento annuo del 2,8% e il numero degli studenti in discipline agronomiche aumenta di circa l’1,5% all’anno.
In questo contesto gli obiettivi principali proposti dal Governo sono l’incremento dei raccolti e delle rese, la focalizzazione dell’attività su prodotti idonei all’esportazione, lo sviluppo di adeguati sistemi di trasformazione, confezionamento, stoccaggio e trasporto (inclusa filiera del freddo), la promozione delle innovazioni tecnologiche, lo sviluppo delle infrastrutture di irrigazione e delle attività di trivellazione, l’introduzione di servizi di controllo della qualità.
Sotto il profilo merceologico le opportunità offerte riguardano in particolare la produzione del tè che risulta essere la prima voce delle esportazioni keniote.
Nell’ambito della trasformazione agro-alimentare, il Kenya importa significative quantità di olio di palma. Il Paese è anche produttore di birra. Di recente sono stati introdotti vini alla papaia che potrebbero costituire nuove tipologie di esportazione, compatibilmente con i gusti europei. Esistono opportunità anche nella produzione di caffè decaffeinato.
Di minore rilievo in quanto già presidiati, sono invece i settori dello zucchero, della melassa, del cacao e dei prodotti caseari. Il settore avicolo è caratterizzato da un eccesso di capacità produttiva rispetto al consumo interno e regionale.
Si rileva però la carenza di strutture e servizi per il  controllo di qualità.
Nel settore ittico il Paese dispone di significative risorse sia dell’Oceano indiano, sia del lago Vittoria. Oltre che negli allevamenti di gamberi e trote, si profilano opportunità nella lavorazione del pescato e nella creazione di infrastrutture di supporto alla lavorazione del pesce (refrigerazione, trasporto ecc).
Nel settore della pelle gli investimenti esistenti si concentrano nell’ambito dei prodotti finiti, ed in particolare nel settore manifatturiero, delle scarpe. Si tratta di un mercato in via di sviluppo nel quale l’Italia ha contribuito (e contribuisce) tramite un programma in collaborazione con l’Unido.
Gli obiettivi proposti sono quelli di un miglioramento della produzione delle piccole e medie aziende (cosiddetto settore informale) e in generale di un’elevazione della qualità dell’intera filiera che, ai livelli attuali, si posiziona su livelli accettabili solo per il mercato interno e per quello regionale. Obiettivo è di arrivare alla creazione di manufatti esportabili in un contesto più vasto.
L’allevamento finalizzato alla produzione di carni e prodotti caseari costituisce la filiera che oggi offre le maggiori opportunità d’investimento. In particolare, da quando l’industria casearia è stata liberalizzata, la lavorazione del latte offre buone prospettive sia per il mercato locale che per quello regionale.
Anche gli allevamenti di ostriche e di coccodrilli si profilano come vantaggiose aree di investimento.
Settori non sfruttati sono infine quelli dell'apicoltura e della lavorazione del miele.


ACCORDI COMMERCIALI

 

Il Kenya è firmatario di una serie di accordi multilaterali e bilaterali, di accordi commerciali vari ed è membro del World Trade Organisation (WTO).
African Growth and Opportunity Act (AGOA)

Programma commerciale su base preferenziale, iniziato nel 2000 con il Governo degli Stati Uniti, della durata di 8 anni (da poco esteso fino al 2015). L'accordo permette al Kenya di esportare verso gli USA una varietà di prodotti, dall'abbigliamento ai fiori, dai prodotti elettronici a quelli inorganici, senza il pagamento di tasse e contingentamenti.
ACP-EU Trade Agreement

Nel giugno 2000 i paesi dell'African, Caribbean and Pacific (ACP) hanno firmato un accordo con quelli dell'Unione Europea per sostituire la Convenzione di Lomè, che aveva garantito una forma di collaborazione commerciale sin dal 1975.
La Convenzione di Lomè aveva assicurato un regime di preferenze commerciali, non reciproche, permettendo quindi l'accesso duty free di una serie di prodotti provenienti dai Paesi dell'ACP, tra i quali il Kenya, verso l'Europa.
Per il futuro sono in progetto:

L'obiettivo dell'EPA è l'eliminazione di tutte le barriere commerciali sul 90% degli scambi tra l'Europa e i Paesi ACP.
Common Market of Eastern and Southern Africa (COMESA)

La COMESA è un unione di 19 Paesi dell'Est e del Sud dell'Africa. Undici Paesi, tra cui il Kenya, hanno formato una Free Tax Area eliminando le tariffe sui beni importati provenienti dai Paesi membri. Inoltre i Paesi membri oltre ad essersi accordati sulla creazione di una sorta di area di libero scambio hanno attuato un progressivo piano di riduzione delle tariffe sulle importazioni effettuate fra di loro.
Generalised System of Preferences (GSP)

In base all'accordo un vasto numero di prodotti industriali esportati in Giappone, Nuova Zelanda, Australia, Svizzera, Norvegia, Svezia, Finlandia, Austria e altri Paesi Europei sono eleggibili per un trattamento tariffario preferenziale.
Investment Protection Gurantee

Il Foreign Investment Protection Act fa da garante contro il pericolo di espropriazione della proprietà privata da parte del Governo. Inoltre il Kenya è membro del Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA) che tutela gli investitori stranieri dal rischio di perdere i propri investimenti in seguito a crisi politiche nel Paese ospitante.

REALIZZARE UN INVESTIMENTO
Un investimento in Kenya offre l'accesso immediato ai mercati dell'East Africa Community (EAC), partnership creata nel 2000 comprendente Kenya, Tanzania e Uganda, con oltre 93 milioni di consumatori. Inoltre essendo membro del Common Market for Eastern and Southern Africa (COMESA), il Kenya offre ai suoi investitori un bacino globale di oltre 385 milioni di potenziali clienti.
Il paese offre molteplici opportunità su vari fronti: dal settore dell'allevamento, all'agricoltura, dalle telecomunicazioni ai trasporti, dal turismo all'industria.
La Kenya Investment Authority (KIA) è l'organizzazione preposta a valutare la fattibilità di ogni investimento nel Paese. Sulla base dell'Investment Promotion Act a ogni investitore straniero è richiesto di intraprendere un'attività che possa offrire un beneficio al Paese.
Ciò significa la creazione di posti di lavoro, nuove specializzazioni, l'utilizzo, ove possibile delle materie prime locali, la creazione di valore aggiunto attraverso l'utilizzo di risorse agricole e naturali, l'aumento degli scambi con l'estero favorendo l'esportazione o l'importazione di prodotti non presenti sul mercato, l'utilizzo, la promozione, lo sviluppo e l'implementazione di nuove tecnologie, aumentando nel contempo le entrate erariali. Nel valutare ogni proposta la KIA deve anche garantire il rispetto degli standard di sicurezza, a livello sanitario ed ambientale.
L'iter da seguire è relativamente veloce (sono previste le seguenti cinque fasi, da completarsi in un tempo medio di un mese), senza spese:

 

 

 

 

Da prevedere comunque un costo intorno ai 500$ per il pagamento della parcella di un avvocato locale, che segua le operazioni.
Dopo l'approvazione della KIA, e quindi la ricezione del "Certificato di Investimento", la compagnia deve ottenere un'ulteriore autorizzazione, "Single Business Permit" (SBS), attraverso la quale la società ha la possibilità di evitare di richiedere delle licenze separate per lo svolgimento di ogni attività. Alcuni investitori hanno sottolineato che in alcuni casi è più costoso richiedere un unico SBS, che una serie di licenze.
Nel caso dell'apertura di una succursale oltreoceano è necessario inviare all'Ufficio delle Compagnie i seguenti documenti:

 

 

 

 

Gli investitori nel settore industriale e alberghiero hanno un'esenzione fiscale e sui costi sostenuti, pari al 100% dell'investimento.
Le aliquote annue di ammortamento sono calcolate rispettivamente al:

 

 

 

 

 

 

Inoltre i carburanti importanti, destinati alla produzione industriale, beneficiano del rimborso del dazio.
È interessante notare che i dazi pagati sui beni industriali importati da un'azienda, il cui volume d'affari supera i 5 milioni di Dollari, costituiscano un credito d'imposta sull'ammontare dell' imposta sulle persone fisiche keniota dovuta dall'imprenditore straniero all'Erario.

EXPORT PROCESSING ZONE PROGRAMME
Allo scopo di favorire le esportazioni il Governo keniota ha creato oltre 40 aree speciali dislocate in tutta la nazione, identificate come Export Processing Zones (EPZ). Le principali aree sono: Athi River, che è la maggiore, situata a soli 30 km da Nairobi, alcune aree di Nairobi, nonchè le città di Voi, Kerio Valley, Mombasa e Kilifi.
Le imprese operanti nell'EPZ devono esportare almeno l'80% della loro produzione. Qualora lo desiderassero esse possono vendere la rimanente parte sul mercato locale, dietro l'approvazione del Ministero del Commercio e dell'Economia.
In questo caso il 20% dei beni venduti non beneficieranno di alcuna esenzione.
Dopo una prima richiesta gli investitori interessati possono presentare all'Export Processing Zone Authority (EPZA) un progetto di 2-3 pagine descrivendo il prodotto o il servizio che intendono sviluppare, il processo produttivo, i mercati di destinazione, il costo del progetto, le modalità di finanziamento, le possibilità di lavoro offerte e le tecnologie trasferibili apportate.
La spesa che si deve sostenere per sottoporre il progetto all'attenzione del EPZA è di 250$.
I criteri di scelta applicati dall'EPZA sono basati sulle prospettive di creazione di occupazione, sulle prospettive di sviluppo di nuovi prodotti e di nuovi mercati e sull'integrazione con l'economia del Kenya.
Entro 30 giorni dalla presentazione della domanda l'investitore viene informato sulla decisione presa dal preposto comitato attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Kenya. A seguito della stessa viene rilasciata la licenza d'impresa EPZ e avviene la registrazione della compagnia. Da questo momento la società è tenuta al pagamento di una tassa annua rinnovabile pari a US$ 1000.
Dal momento della registrazione è possibile iniziare la propria attività, quindi l'apertura del conto corrente, l' importazione di macchinari, l'occupazione dell'area stabilita e l'assunzione del personale. Tutte le imprese che decidono di partecipare al programma devono iniziare la loro attività in una delle sopraccitate aree EPZ.

Gli investitori che operano sulle aree facenti parti del programma EPZ sono beneficiari dei seguenti incentivi fiscali:

 

 

 

Ulteriori opportunità di affari ed investimento includono e riguardano anche altri settori.
Inoltre la Export Processing Zone Authority (EPZA) offre l'approvazione dei progetti presentati in un tempo molto breve, che di norma non supera i 30 giorni, non è richiesto un ammontare minimo per l'investimento e le operazioni sono coperte da un'unica licenza rilasciata dalla EPZA.
Infatti, grazie all’accordo AGOA (American Growth and Opportunity Act) ci sono concrete possibilità di investire nel campo della produzione e trasformazione di cotone.
L’allevamento di animali esotici, quali i cammelli, oltre a quello più tradizionale di bovini, ovini e caprini, garantisce di operare contestualmente nei settori della produzione casearia, di carne e di pellame.
Il Kenya possiede una forza di lavoro di 14,8 milioni, ben istruita, che parla Inglese ed è molto adattabile. Personale professionale qualificato può essere assunto a prezzi ragionevoli, per tutte le professioni ed a tutti i livelli di competenza.



ACQUISTO DI COMPAGNIE ESISTENTI
Per le operazioni di fusione ed acquisizione è richiesta l'approvazione del Ministro delle Finanze e della Pianificazione al quale è riservato il diritto di richiedere alla società straniera informazioni riguardanti la data della sua fondazione, il nominativo dei membri ella stessa, il suo volume di affari nonché ulteriori informazioni ritenute utili.
Un Ufficiale della Commissione dei Prezzi e dei Monopoli è autorizzato ad investigare sulla società per conto del Ministero, che avrà così le informazioni necessarie per poter prendere la sua decisione. Molto spesso queste operazioni investigative sono viste con sospetto, in quanto gli investitori stranieri devono dimostrare quale sarà il beneficio che i loro investimenti apporteranno al Paese.
Con l'entrata in vigore dell' "Investment Promotion Act" la selezione si è fatta ancora più rigida, ancorché·sia facile capire come ogni investimento straniero potrebbe potenzialmente creare nuovi posti di lavoro, introdurre nuove conoscenze, competenze e contribuire alle entrate in valuta pregiata del Paese. In caso l'autorizzazione sia negata, è possibile appellarsi al Tribunale per le Pratiche Commerciali Restrittive.

ACQUISTO DI PROPRIETÀ IMMOBILIARI
Tutte le zone agricole sono sottoposte al controllo del Land Control Boards, che può rifiutare qualsiasi tipo di transazione (vendita, trasferimento, locazione, mutuo, ripartizione) che coinvolga cittadini, compagnie private o cooperative, non residenti.
Tuttavia è concesso completo potere discrezionale al Presidente, che può autorizzare una qualsiasi transazione senza giustificare e motivare la sua decisione. Questa prerogativa è quindi il maggior strumento attraverso il quale gli stranieri possono acquisire terreni agricoli o sulla costa.

ATTIVITÀ EDILI E VINCOLI AMBIENTALI
Il Kenya ha recentemente aggiornato la normativa in materia di edificazione con la presentazione del Physical Planning Act. In base all'attuale legislazione l'attività di edificazione è soggetta ad una doppia gestione sia a livello locale che nazionale.
I potenziali investitori, interessati alla costruzione di aree industriali devono ottenere l'approvazione da parte dell'Autorità locale designata, presentando anche una valutazione dell'impatto ambientale del progetto.
L'Autorità locale è incaricata inoltre a controllare che il progetto venga implementato correttamente. In mancanza di un Organo di supervisione locale, l'attività di controllo è affidata ad un direttore del Physical Planning.
Soltanto negli ultimi anni il Kenya ha affrontato seriamente la questione ambientale, anche se la distanza tra i disegni di legge approvati e la loro implementazione è ancora consistente.

 

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